Munch
Urlo di Munch
"Camminavo lungo la strada, con due amici, quando il sole tramontò. I cieli diventarono improvvisamente rosso sangue e percepii un brivido di tristezza. Un dolore lancinante al petto. Mi fermaii, mi appoggiai al parapetto in preda a una stanchezza mortale. Lingue di fiamma come sangue coprivano il fiordo neroblu e la città. I miei amici continuarono a camminare e io fui lasciato tremante di paura. E sentii un immenso urlo infinito attraversare la natura"
Questo è il racconto con cui Edvard Munch, il noto pittore espressionista norvegese, descrive la nascita dell'ispirazione del suo famosissimo "Urlo".
Ben si colloca l'Urlo, in un sito dedicato alla Vertigo:
tutto si riferisce alla perdita di equilibrio, dalle linee che ondeggiano pericolosamente, sul punto quasi di essere risucchiate da un vortice, al ponte che sembra scivolare verso l'osservatore; il corpo stesso del personaggio, dopo aver barcollato ed essersi appoggiato al parapetto, continua a ondeggiare squilibrato, forse, da quell'imprevisto suono "che attraversa la natura" come nel fenomeno di Tullio che consiste nella attivazione patologica dei riflessi vestibolari con perdita dell'equilibrio, da parte di uno stimolo acustico.
Questo dipinto si presta bene però ad esemplificare il significato di questa pagina "Degustazioni Pittoriche" perché con un colpo d'occhio unitario descrive la complessità dell'intermodalità sensoriale e della interazione senso-motoria:
la prima sensazione cromatica, visiva (rosso), è tanto forte da evocare una sensazione viscerale (dolore al petto), il controllo vestibolare della postura viene a mancare e il corpo vacilla (mi appoggiai al parapetto). La sensazione termica calda del sangue fiammeggiante contrasta con le sfumature cromatiche "fredde" neroblu del fiordo. Al culmine di queste complesse interazioni senso-motorie, il suono innesca l'ultima disperata reazione motoria, di protezione, e la bocca si spalanca muta.
Questo insieme di sensazioni, forti, complesse ma armoniche può essere meglio apprezzato degustando un "Cabernet Sauvignon Lafot 2007", dell'Alto Adige:
un vino morbido come le curve sinuose del cielo, di sapore intenso che armonizza tinte calde (il sole che tramonta) e tinte fredde (il fiordo), da meditazione, meglio apprezzabile se aperto da almeno 40'. In esso si avvertono dapprima i frutti di bosco e la viola passita e successivamente la liquirizia, il pepe verde, i chiodi di garofano, le foglie di peperone e infine il legno.