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Straccio

Panta



Straccio D’artista
Ideo Pantaleoni, firmato Panta, 1961 Panno, olio e acrilico 30 x 40



Ideo Pantaleoni, nato a Legnago (Vr) il 12 ottobre del 1904 (soleva dire che il mondo non festeggiava la scoperta dell'America ma la sua nascita) e morto serenamente a Milano il giorno di Natale del 1993, ha attraversato con la Sua arte tutto il secolo “breve”.
Amava ricordare di essere nato quando le strade erano attraversate dalle carrozze a cavallo, le donne passeggiavano con lunghe gonne e piccoli ombrellini e i marciapiedi erano una immensa ideale tavolozza dove l'artista in erba poteva disegnare scene di guerra, sognare avventure, dipingere paesaggi reali e immaginati.
Panta (così firmava per lo più le sue opere) si vantava di aver sempre e solo fatto il pittore, di essere sempre vissuto solo della sua arte, al fianco della compagna di una vita (Bianca) pittrice anch'essa, tra Parigi e Milano.
Esplorare il suo atellier era come sfogliare un catalogo d'arte moderna: opere figurative, astratte, impressioniste, cubiste,.. gioielli, sculture, progetti di design...
E' però per lo più ricordato per aver dato vita all'inizio degli anni '50 al Movimento Arte Concreta (MAC) di cui faceva parte anche Gillo Dorfles la cui mostra è da poco stata inaugurata al Palazzo Reale di Milano. Opere del MAC son inoltre esposte a Lissone nell’ambito della mostra “ Il Grande Gioco” .

Lo “Straccio” è effettivamente lo straccio con cui Panta puliva i pennelli. Potrebbe quindi sembrare uno scherzo, un gioco, una presa in giro, presentare come “Opera” un tale pezzo di tela sporca. In realtà Panta sosteneva che in questo pezzo di tela sporca era rimasto impresso molto di più che degli avanzi di colore, era rimasta una “traccia”, un'impressione della sua ispirazione, almeno per quanto riguarda l'aspetto cromatico. Esiste infatti una sorta di sproporzione nello “straccio”, stante il prediligere di Panta, in quel periodo, per i blu/azzurri. Nel complesso quindi si delinea un'opera (perdonate l'irriverenza del paragone) quasi sindonica.

Ecco allora che il vino adeguato ad accostarsi è un vino dealcolato. Dealcolato significa che si riduce l’alcool di un vino normalmente fermentato a quantità minimali (0.5%) attraverso il processo dell’anidride carbonica ipercritica o l’osmosi inversa: la finalità è quella di conservarne i componenti “nobili”, proprio come lo straccio “conserva” la scelta cromatica dell'Artista.
In questo sito il vino dealcolato si trova “a suo agio” perchè con l’eliminazione dell’alcool si evitano i danni potenziali del vino. Tuttavia si modifica l’intero bagaglio organolettico derivante dall’equilibrio delle componenti. Infatti, se lo dovessimo sorseggiare chiamandolo vino, non ci riserverebbe particolari caratteri interessanti. E’ per questo motivo che va osservato olfattato e gustato con un occhio, un naso e un palato diversi dal solito. Rimane però quella “impressione”, quella traccia del vino originario proprio come nello straccio di Panta.

Pensiamo che una buona idea potrebbe essere rappresentata da
EMINASIN TEMPRANILLO ROSATO



Questa bevanda ci lascerà strabiliati, se ben fresca, con i suoi profumi floreali di rosa, fruttati di lychee, e un poco di ciliegia, particolarmente vinosi con accenni di crosta di pane e pietra focaia e una piacevole punta finale di agrumi.
Non aspettiamoci però una grande struttura al palato, proprio come non possiamo aspettarci la struttura delle opere del periodo MAC di Panta (fine anni ’50 inizio ’60, appunto); ritroveremo al gusto solo qualche aspetto all’esame olfattivo proprio come troveremo nelLo “straccio” solo il ricordo delle scelte di colore di Panta; il sapore è comunque delicato e amabile, con certe morbidezze, una piacevole ma non alta acidità e una bella sensazione sapida a completare il quadro anche visivo.

Analizzato come vino non può esprimersi al meglio, propriO come lo Straccio affrontato come “tela” , ma la sua incantevole piacevolezza va ricercata proprio nell’assenza dell’alcool e nella delicatezza dei sentori e,quindi, nella delicatezza dell’accostamento delle macchie colorate.

Chiudiamo gli occhi, lasciamoci fluttuare sulle scie dei profumi stuzzicanti e avvolgenti e in bocca assaporiamo lentamente sentori esotici che ricordano il mango e l’echinacea e immaginiamo di essere nell’atellier di Panta mentre pulisce i suoi pennelli tra un’ispirazione compositiva e l’altra.



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