Pozzi
Meniere
di Giancarlo Pozzi, pastello su carta, 30 x 20, 1990
Giancarlo Pozzi
Giancarlo Pozzi nasce a Castellanza (Varese) nel 1938 dove vive e lavora. Ha iniziato giovanissimo a dipingere, esponendo per la prima volta nel 1954 all'Associazione Artisti Legnanesi dove terrà nel 1959 una prima personale, presentato da Marcello Simonetta. L'anno 1963 è segnato dalla fondazione, con gli amici pittori Luciano Bianchi, Nando Luraschi e Marcello Simonetta, del gruppo No!. Dal 1961 al 1972 lavora presso l'editore milanese di grafica Giorgio Upiglio con il quale nel 1964 viaggia attraverso l'Europa. Dal 1967 si ampliano i motivi tematici e la critica mostra crescente interesse per il suo lavoro. Le sue incisioni vengono esposte a Montevideo, Stoccolma, Amsterdam, Hong Kong, L'Avana, Tokyo, Praga e in altre parti del mondo. Pozzi ha collaborato con celebri artisti: da Giacometti a Lam, da Sutherland a De Chirico a Vedova. A partire dagli anni ‘70 si dedica esclusivamente al proprio lavoro di incisione e pittura; realizzando anche opere in ceramica, mosaici, vetrate destinate a sedi pubbliche e private. Nel 1972 alcune incisioni sono esposte alla XXXVI Biennale di Venezia. Nel 1977 espone, introdotto da Massimo Carrà, alla Galleria Borgogna di Milano e alcune delle sue incisioni vengono utilizzate per illustrare testi letterari. I numerosi viaggi in tutto il mondo (Iugoslavia, Marocco, Creta, Cina, Ungheria, Guatemala, Russia) sono spunti per diversi cicli pittorici. Con la galleria Ghiggini di Varese partecipa nel 1989 ad Arte Fiera Bologna e a Milano Arte al Palazzo della Permanente. Nel 1993 quattro suoi libri di incisioni sono esposti al Museum of Modern Art di New York. È presente nel 1997 alla rassegna Figurazioni, Arte d'immagine in Lombardia oggi al Museo della Permanente di Milano e alla mostra Mosaico, Nuove contaminazioni alla Chiesa di San Francesco di Udine. Nel 1998 alcune sue opere vengono esposte in Giappone, Cina, Malaysia, Messico Finlandia e inoltre partecipa alla mostra Peintres et Poètes chez Editart, Musée des Beaux Arts de la Ville di Locle, (Svizzera) nel 1999. Otto incisioni e due disegni entrano nella raccolta del Museo Boiman Van Beuningen di Rotterdam. Nel 2002 quindici incisioni originali entrano nella raccolta del Gabinetto delle stampe del British Museum (Londra). Nel 2006 visita l'India e realizza la mostra personale Portapoesia presso la Ghiggini di Varese ispirata al soggiorno in Etiopia dell'anno precedente. Ha al suo attivo novantuno mostre personali in Italia e all'estero, numerose partecipazioni a mostre internazionali e diversi pubblicazioni.
Il pittore si è ispirato alla Malattia di Meniere, malattia caratterizzata da progressiva sordità bilaterale e violente crisi di vertigine.
Le linee circolari sono ovviamente ispirate alla sensazione di rotazione provocate dalla vertigine ma l’interruzione, lo spezzettamento di tale linee introduce alla sensazione di rottura con la relazione spazio-temporale che determina la profonda sofferenza emotiva del paziente menierico. Durante la crisi il paziente ruota, la sordità contribuisce a interrompere il rapporto con l’ambiente cricostante e nell’insieme lo proiettano, ecco le linee oblique, verso una nuova dimensione spazio-temporale, una dimensione però sofferente e soprattutto caratterizzata dalla mancanza di appoggi, di sicurezze.
Il cromatismo però non è cupo, la scelta del bianco e delle tonalità di azzurri suggerisce una residua serenità di fondo, per lo meno potenziale, una serenità o una speranza di serenità recuperata, una speranza di cura.
Non è facile accostare a quest’opera un vino capace di evocare queste complesse sensazioni, di profondo turbamento ma anche di profonda, residua potenziale tranquillità
Per meglio farsi “turbare” da quest’opera suggeriamo la degustazione di szèkesfehèrvàr-stuhlweissenburg Gewurztraminer, Ausbruch 1986
Il colore Giallo doratonon accoppiarsi con i prevalenti bianco-azzurri ma il profumo di fiori bianchi, pesca, miele, albicocca e zafferano, sottolineano la solarità di fondo, quasi residuale del dipinto. La complessità dei sapori e l’intensità degli aromi ben si ispirano alla complessa e intensa esperienza dell’esperienza sensoriale patologica cui si ispira Pozzi. Anche la persistenza richiama quel “retrogusto esperienziale” lamentato dai malati di vertigine. Tuttavia la maturità di questo vino suggerisce la necessità di un approccio profondo alla malattia e al suo vissuto.