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Arte e Vino, abitualmente un accostamento, al contrario un abbinamento in questa proposta “sperimentale, proprio come si abbinano cibo e vino.

La “sperimentazione” è nata approfondendo, per motivazione strettamente mediche, le problematiche inerenti al sapore e in particolar modo alla formazione dell’immagine mentale del sapore.

Il sapore di un cibo, di un vino, infatti, deriva dall’integrazione cerebrale di informazioni sensoriali periferiche distinte: gusto, olfatto, tatto, temperatura, visione e persino “sonorità” dei cibi.

Il cervello risponde differentemente se le varie informazioni sensoriali son tra loro congruenti o incongruenti sulla base dell’esperienza. L’esperienza cioè crea una sorta di mappa del sapore nella quale inconsciamente andiamo a cercare conferme man mano che la polisensorialità di un cibo si manifesta. Ad esempio, studi di Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI) hanno dimostrato che il nostro cervello reagisce differentemente di fronte a un melone blu piuttosto che del suo colore abituale anche se il gusto e l’olfatto sono uguali. In altri termini, esiste una mappa cerebrale di coerenza sensoriale che ci prepara ad assaporare appieno un cibo. Questa mappa però si costruisce nella nostra esistenza arricchendosi non solo sulla base di esperienze puramente “gastronomiche” ma anche sulla base del nostro vissuto, emozionale, affettivo, culturale.

Ecco allora che partendo dalla vista, dall’emozione suscitata dall’opera d’Arte, dalle impressioni cromatiche che impressionano non solo la nostra retina ma anche la nostra corteccia limbica (sede dell’emozioni e dell’affettività) si può tentare un’azione decostruttivista che risalga dal colore all’odore e al gusto, un’azione che risalga alle radici del sapore del vino, vino che infatti viene dapprima osservato, poi odorato e infine gustato.

D’altra parte se si pensa agli aggettivi che si utilizzano tanto per descrivere un vino quanto un’opera d’arte non ci si può non renedere conto della polisensorialità della nostra comunicazione “emozionale”: il bouquet di un vino può essere morbido, acido, forte, caldo, un quadro può presentare linee morbide, colori acidi o forti, caldi o freddi,…Sopra a tutti un aggettivo che rappresenta la quintessenza stessa di questa sperimentazione: equilibrato, aggettivo con il quale si esprime l’armonia, dei profumi, delle forme, dei colori, nonché del nostro orientamento corporeo ed emotivo nel tempo e nello spazio.

Si può quindi ripercorrere a ritroso una sensorialità complessa a partire dalla mono-sensorialità visiva sfruttando/sfidando le leggi della plasticità cerebrale lunga una strada apparentemente fine a se stessa ma che al medico può insegnare come la realtà delle singole sensazioni sensoriali porti alla virtualità dell’esperienza polisensoriale, che all’esperto d’Arte può suggerire originali approcci all’analisi dell’opera, che al sommelier può condurre verso un approfondimento emotivo del “prodotto” enologico.

La prima “sperimentazione” è stato il fin troppo noto Urlo di Munch, semplicemente perché immediatamente disponbile in riproduzione. D’altra parte l’Urlo è uno straordinario campionario della sensorialità, come ben si evince dalla descrizione che Much stesso ne fece. Nell’affrontarlo ci siamo così accorti che l’abbinamento arte e vino non può prescindere da un’approfondita conoscenza dell’Artista in questione e da un’accurato approfondimento della sua “filosofia” nonché della “filosofia” enologica alla base di una singola bottiglia di vino.

Gli abbinamenti proposti sono ovviamente arbitrari ma fondati su una precisa base psicofisiologica e su una rigorosa logica di expertise


Alberto JM Alpini – www.ilvinoperlasalute.com

Benedetta Alpini – www.artinmyheart.it

Dario C. Alpini – www.vertigoschool.it


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